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A TORRITA DI SIENA VA IN
SCENA
LA STORIA DEL LAVORO IN ITALIA
Sabato 3 maggio alle 21.30 al Teatro degli
Oscuri di Torrita di Siena va in scena "Fabbrica" di
Ascanio Celestini, ottavo e penultimo appuntamento della
stagione "Contemporaneamente 2003" diretta da Manfredi
Rutelli.
Ascanio Celestini porta in scena la storia
che ha scritto ascoltando le testimonianze di operai di
tutta Italia. «La prima registrazione che ho fatto è stata
con una donna entrata in Fiat prima della guerra - ricorda
Celestini -. Poi ho incontrato operai della Piaggio di
Pontedera, nelle cave di Sant'Arcangelo, nelle miniere del
Monte Amiata».
È la storia di un capoforno alla fine della
seconda guerra mondiale raccontato da un operaio che viene
assunto in fabbrica per sbaglio. Il capoforno parla della
sua famiglia. Del padre e del nonno che hanno lavorato
nella fabbrica quando il lavoro veniva raccontato
all'esterno in maniera epica.
Chi racconta il lavoro racconta qualcosa
del proprio corpo. Anche quando parla del cottimo
collettivo, delle vertenze sindacali e dell'articolo 18
usa un immaginario che fa riferimento al corpo. Come se
per parlare di ciò che è accaduto si dovesse tradurre in
un linguaggio i cui riferimenti sono la malattia e la
salute, la bellezza e la deformità, la forza e la
debolezza.
L'antica fabbrica aveva bisogno di operai
d'acciaio e i loro nomi erano Libero, Veraspiritanova,
Guerriero. L'età di mezzo ha conosciuto l'aristocrazia
operaia con gli operai anarchici e comunisti che neanche
il fascismo licenziava perché essi si rendevano
indispensabili alla produzione di guerra.
Ma l'età contemporanea ha bisogno di una
fabbrica senza operai. Una fabbrica vuota dove gli unici
operai che la abitano sono quelli che la fabbrica non
riesce a cacciare via. I deformi, quelli che nella
fabbrica hanno trovato la disgrazia. Quelli che hanno
sposato la fabbrica lasciandole una parte del loro corpo,
della loro storie e della loro identità.
Fabbrica è anche un libro e un cd ed è un
notevole esempio di opera teatrale contemporanea. L'autore
ha poco più di trentanni, ma ha già ottenuto importanti
riconoscimenti. |