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AGRITURISMO IN CRISI: MA
DI CHI È LA COLPA?
TUTTI I RISULTATI DI UN CONVEGNO

I risultati del Convegno che ha avuto luogo
a Siena sui problemi dell'agriturismo sono un'occasione
preziosa per riflettere sul problema e trarne le dovute
conclusioni. La crisi c'è, bisogna capirne le origini e
cercare le soluzioni per ridurre i danni. Ogni
imprenditore, piccolo o grande, può e deve farlo. Presenze
in lieve calo secondo la Provincia (-2%), ma solo grazie
all'emergere del "sommerso". In realtà l'eccessiva
crescita dell'offerta (+16% in Toscana nel solo 2003) e
l'arretramento della domanda estera hanno aperto nei
registri della aziende buchi di -30% rispetto al 2002. Da
qui la necessità di riposizionare sul mercato il nostro
agriturismo in funzione delle nuove esigenze di brevità
dei soggiorni e di difendere l'autenticità del prodotto.
C'erano tutti ad assistere al convegno organizzato dall'Anpa
Toscana in collaborazione con la Libera Associazione
Agricoltori Senesi presso la Camera di Commercio di Siena
e dedicato a "L'agriturismo toscano tra ruralità,
legalità, ambiente: tre idee per uscire dalla crisi":
operatori, pubblici amministratori, banchieri, politici,
intermediari commerciali, istituzioni. Il tema del resto
era di quelli "caldi". Tanto caldo che sono stati in
tanti, quest'estate, gli imprenditori rimasti scottati
dalla crisi in cui è precipitato un settore, quello
dell'agriturismo, troppo facilmente ribattezzato negli
ultimi anni una gallina dalle uova d'oro e una fonte di
facili guadagni.
L'argomento è stato introdotto dal
Presidente della Repubblica con un lungo telegramma
indirizzato al presidente dell'Anpa Toscana, Bruno
Olmastroni, nel quale Carlo Azeglio Ciampi ha sottolineato
le valenze dell'ospitalità agrituristica quale elemento
fondamentale per la tutela del paesaggio, delle
tradizioni, dell'architettura rurale e delle produzioni
agricole italiane. Poi si sono misurati l'assessore al
turismo del comune di Siena, nonché imprenditrice agricola
e agrituristica, Donatella Cinelli Colombini; il
consigliere del ministro Alemanno, Donatella Santinelli;
il consigliere dell'Ismea, Fulvio Mamone Capria; il
presidente della commissione agricoltura del Consiglio
Regionale, Fabio Roggiolani e il presidente nazionale
dell'Anpa, Furio Camillo Venarucci. Base della
discussione, il corposo documento sulle linee guida della
nuova legge regionale e dei relativi, emanandi regolamenti
di attuazione inviato dal responsabile per l'agriturismo
dell'assessorato all'agricoltura della Regione, Renzo
Spegnesi. Sul tappeto, il calo delle presenze del 20%, 30%
e anche 40% lamentato quest'anno dalle aziende di tutta la
Toscana, dovuto anche all'ennesimo balzo in avanti
dell'offerta, passata dalle 1950 aziende autorizzate in
Toscana nel 2001 alle 2300 del 2002 e alle 2600 di quest'anno,
con un aumento di oltre il 16% in dodici mesi che ha
costretto gli operatori a dividersi una torta divenuta
troppo piccola per sfamare tutti.
Interessanti le opinioni espresse da
Donatella Cinelli Colombini, che vede il problema come
assessore e come imprenditrice. Occorre riposizionare
subito il nostro prodotto sul mercato, tenendo conto di
una domanda che chiede soggiorni sempre più brevi, senza
tuttavia rinunciare al requisito fondamentale di
un'autenticità del soggiorno agrituristico che sia anche
percepita dall'ospite: e non, come spesso accade, data per
implicita (in sostanza gli agrituristi si annoiano e sono
delusi da quello che trovano, il che può essere la ragione
del soggiorno medio limitato a soli due giorni). Un
concetto cui ha fatto riferimento anche Bruno Olmastroni
quando, introducendo i lavori del convegno, ha richiamato
il recupero della ruralità, il principio della legalità e
l'insostituibile valore aggiunto offerto dall'ambiente
come condizioni essenziali per la valorizzazione di
un'offerta agrituristica davvero legata alla campagna e
all'azienda agraria. Gli ha fatto eco Donatella Santinelli,
confermando la gravità dei dati in suo possesso sul calo
delle presenze (con punte di 40%) e l'impegno del ministro
Alemanno nella difesa a oltranza della tipicità del
prodotto agricolo italiano, ivi incluso l'agriturismo.
Troppi investimenti speculativi ha sottolineato Fabio
Roggiolani in questo comparto, divenuto territorio di
conquista di grandi gruppi finanziari.
Legame inscindibile tra attività agricola e
attività agrituristica in termini di connessione e di
complementarità, contenimento del numero dei posti letto,
obbligo dell'uso prevalente di prodotti propri o locali:
questi i principi ispiratori della nuova legge regionale
sulla materia approvata nel giugno scorso, e di cui sono
in discussione i regolamenti di attuazione, illustrati
nella sua relazione dal dirigente della Regione Toscana,
con delega per l'agriturismo, Renzo Spagnesi. In realtà
sappiamo bene che di prodotti aziendali, ai turisti, ne
vengono serviti ben pochi. È molto più comodo fare la
spesa alla Coop, e il turista se ne accorge.
Notizie importanti per il futuro del
settore sono emerse, durante il convegno, anche dalle
testimonianze dirette degli operatori agrituristici. Uno,
in particolare, l'elemento sul quale gli addetti ai lavori
dovrebbero confrontarsi con attenzione: la crisi del 2003
- una crisi strutturale destinata a prolungarsi, sebbene
forse in termini meno pesanti, anche per la stagione 2004
- ha condotto non solo all'uscita di molte aziende dal
mercato e ad una brusca interruzione degli investimenti
nel settore, ma anche alla chiusura di una considerevole
percentuale delle agenzie di intermediazione che nell'arco
di un decennio erano nate in Italia e all'estero,
contribuendo in modo decisivo all'espansione capillare
dell'offerta (ma rastrellando anche buona parte degli
utili). Il sistema distributivo del prodotto agrituristico
si è letteralmente destrutturato, è stato detto, lasciando
moltissime aziende prive della possibilità materiale di
accedere alla potenziale clientela. Ma vorremmo aggiungere
che molte aziende hanno risolto il problema via internet.
Non è facile ma si può.
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