CITTÀ D'ARTE - CASTIGLIONE D'ORCIA

Castiglione d'Orcia, un gioiello autentico, noto come "il paese dei centenari" per la longevità dei suoi abitanti. Era una tappa d'obbligo sulla via Francigena, per chi scendeva verso Roma, e conserva ancora tutta la suggestiva atmosfera di quei tempi lontani. Da vedere: i ruderi dell'antica fortezza, la Pieve dei santi Stefano e Degna, con affreschi di scuola senese e una pregevole Madonna col Bambino di Pietro Lorenzetti; la chiesa di Santa Maria Maddalena con una Madonna del Vecchietta; il borgo di Rocca d'Orcia; la Chiesa di San Simeone con una Madonna del Soccorso di Bartolo di Fredi e una Madonna col Bambino di Giovanni di Paolo; la frazione di Vivo d'Orcia, famosa anche per l'antico convento camaldolese dove soggiornò Marcello Cervini che nel 1555 fu Papa Marcello II. Ma soprattutto da vedere i dintorni, i paesi vicini, il territorio circostante, la splendida Valle dell'Orcia.

IL 43° PARALLELO

Per farvi fotografare sotto il cartello che indica il 43° parallelo, non c'è bisogno di un trasferimento impegnativo: il segnale lo trovate a Gallina, frazione di Castiglione d'Orcia sulla via Cassia, all'incrocio del bivio che sale verso Pienza. Come sapete, il nostro globo è chiuso in una gabbia virtuale di meridiani e paralleli, che servono per determinare la posizione geografica dei luoghi. I meridiani vanno da un polo all'altro, e si comincia a contarli da quello di Greenwich che passa su Londra. Quando si passa dall'uno all'altro, bisogna spostare l'orologio di un'ora. I paralleli sono tracciati invece lungo l'asse di rotazione. Lungo i meridiani si misura la latitudine, lungo i paralleli si misura la longitudine. Dall'Equatore, salendo verso il Polo, s'incontrano gli altri meridiani, e proprio a Gallina passa il 43°. Alcuni paralleli sono diventati famosi per vari motivi, soprattutto guerre e lunghe sanguinose battaglie; ma il 43° pare lo sia diventato solo perché passa da Gallina. Oggi Gallina è una manciata di case sulla via Cassia, ma qualche secolo fa era una stazione di posta lungo l'itinerario che dal Nord scendeva verso Roma, dove le carrozze si fermavano per cambiare i cavalli. Si chiamava Osteria della Scala, i passeggeri scendevano per rifocillarsi. Poi risalivano sulla diligenza e riprendevano il viaggio. Visitare Gallina è un'occasione per fermarsi a meditare su come passa il tempo e cambia il mondo.  Sostate davanti al cartello e cercate di immaginare i viaggiatori che dal Nord scendevano verso Roma, per il loro "grand tour" alla ricerca dei segni ancora vivi della civiltà che li aveva affascinati attraverso la lettura dei classici.

CECILIA LA PITTRICE DELLA VAL D'ORCIA

La Val d'Orcia ha la sua pittrice. Un personaggio strano, autentico, naïve, come se ne trovano pochi. Un personaggio come non ci si aspetta: una fanciulla giovanissima, un po' selvaggia, nata in campagna, vissuta per qualche anno a Firenze dove ha frequentato l'Accademia, poi tornata in campagna. E qui vive, a Gallina, nel cuore della Val d'Orcia,  in una vecchia stazione di posta della Via Francigena, Qui è facile incontrarla scalza nei campi con i lunghi capelli al vento e il suo blocco per disegnare: immagina colline e cipressi, trasformandoli in simboli della natura che crea, colline che diventano seni immensi e dolci, pieni di fiori, inseguiti da sagome di cipressi che svettano pieni di energia verso un cielo irraggiungibile da fecondare. Disegna anche mobili, sedie, oggetti di legno, crea stanze di sogno, nicchie di favola da abitare più nei sogni che nella realtà. E s'innamora dei suoi dipinti perché li sente come creature dalle quali è doloroso distaccarsi. Quindi è difficile convincerla a venderli. Ma chi possiede un suo quadro o un suo oggetto, ha in casa il cuore antico della Toscana.